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Se il pubblico preferisce il rassicurante maestro Manzi all’inquieto Apostolo…

manzi-apostolo

Ieri sera la sfida tra le fiction era particolarmente paradigmatica, uno scontro tra l’estrema nostalgia e l’estrema modernità… 

Rai1 proponeva la biopic Non è mai troppo tardi, miniserie biografica sul maestro Manzi, un docente che agli albori dell’era televisiva insegnava a leggere e a scrivere agli italiani dagli schermi della Rai pedagogica e democristiana. Canale 5 trasmetteva il finale della seconda stagione de Il Tredicesimo Apostolo, una serie a sfondo mystery e paranormale.

La sfida degli ascolti è stata vinta dal “vecchio” a scapito del “contemporaneo”. Non è mai troppo tardi è stata vista da oltre 5,9 mln di spettatori (21.06%) mentre Il Tredicesimo Apostolo si è dovuto accontentare di 3,3 mln di spettatori (12.5%).

La fiction di Rai1 è l’essenza stessa dell’effetto nostalgia, la riproposizione addirittura di un concetto vecchio di televisione. Col maestro Manzi si celebra la televisione pedagogica che aveva la missione di educare il pubblico. Questa caratteristica, per certi versi, ancora pervade i servizi pubblici televisivi europei ma agli albori era la missione principe delle tv di stato del vecchio continente.

Il Tredicesimo Apostolo è tutto l’opposto, è la contemporaneità televisiva, forse perfino troppo moderno. La serie con Claudio Gioè è il prodotto italiano che, per narrazione, regia ed effetti speciali, più si avvicina alle grandi produzioni della serialità americana. Quella americana è una tv che non è mai stata pubblica e pedagogica ma solo commerciale e di intrattenimento.

In questo senso, le due fiction rappresentavano due opposti. Il nostro giudizio promuove l’Apostolo e boccia il maestro Manzi (ancora sentiamo il puzzo di naftalina…). Ma il pubblico ha dato un giudizio netto e opposto: ha premiato il rassicurante effetto nostalgia a discapito della spiazzante inquietudine di un prodotto fin troppo moderno per gli schermi italiani. Noi consideriamo sempre sovrano il giudizio del pubblico e quindi ci dobbiamo chiedere perché sia stata fatta questa scelta.

Forse si è preferito il rassicurante all’inquieto, o forse il pubblico italiano non è ancora abituato a confrontarsi con canoni diversi da quelli proposti dalla fiction italiana. Non abbiamo risposte ma solo domande. Certo è che, se 8 mln di italiani decidono di guardare ogni settimana un prete che gira in bicicletta e risolve casi di omicidio con frasi buoniste e recitazione approssimativa, non potrà certo apprezzare un prete che combatte con la sua parte malvagia e contro misteriosi ordini interni ed esterni alla chiesa (a noi, in realtà, spaventa più la tv pedagogica di fantasiose forze del male)… Magari è solo questione di abitudine. Per questo speriamo che la terza stagione del Tredicesimo Apostolo si faccia anche se gli ascolti della seconda non sono stati entusiasmanti.

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