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Il Commissario Nardone, i personaggi

In questo post vediamo tutti i personaggi de Il Commissario Nardone, la nuova serie tv di Rai1. 


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Mario Nardone – Il commissario (Sergio Assisi)

Mario Nardone nasce in provincia di Avellino e arriva a Milano nel 1946, poco più che trentenne. Il suo è un trasferimento d’ufficio, causato dall’aver preso a pugni il capo alla Questura di Parma, colpevole di aver fatto sparare a un povero cristo che Nardone aveva appena convinto ad arrendersi. Di Milano Nardone s’innamora malgrado nebbia, freddo, nostalgia del mare e impossibilità di trovare un caffè decente anche a pagarlo oro: merito della possibilità che in quegli anni la città sembra offrire a tutti coloro che sono disposti a lavorare sodo da qualsiasi ceto o luogo provengano. Persino a un poliziotto. Sarcastico, disincantato e puntiglioso fino allo sfinimento; Nardone ha una visione all’avanguardia della sua professione che esercita con instancabile passione e intuito spiazzante, fedele ad un’etica che fonde il rispetto della legge con la comprensione degli uomini. Quella del commissario è un’umanità che lo rende presto uno dei rappresentanti dell’Ordine più temuti e rispettati dalla malavita milanese. Nardone detesta la scrivania, è un uomo d’azione. Sebbene venga visto da tutti come un giovane funzionario di strada che è arrivato a Milano portandosi dietro il marchio dell’insubordinazione, Nardone è in realtà un uomo di grande intelligenza, capace di creare dal nulla la Nuova Squadra Mobile, prototipo della polizia moderna. E’ una scommessa sul futuro, la sua: Mario Nardone mette i suoi uomini in strada, li infiltra tra le fila della malavita e non si fa scrupolo di combattere i delinquenti con le loro stesse armi. Negli anni, la sua immagine diventa l’immagine di una Polizia che sta crescendo, che sa farsi rispettare e garantisce la tutela di una città che ha voglia di sicurezza e lavoro. Per Nardone arriva anche l’amore. E, per contrasto con le sue origini contadine e tradizionaliste, la donna che fa girare la testa al commissario è una giovane milanese, per di più dal carattere indipendente. Eliana non accetta di fare solo la moglie e la madre, non rinuncia alla propria indipendenza, non accetta regole e schemi delle donne del Sud che Nardone ha conosciuto nell’infanzia e adolescenza. Il commissario ne soffre, ma alla fine accetta la sfida. E fa bene. La presenza al suo fianco di Eliana lo aiuterà a maturare.


Eliana – La moglie di Nardone (Giorgia Surina)

Eliana è una giovane donna, figlia unica e orfana di padre. Ha un carattere indipendente, a volte spigoloso, che è parte fondamentale del suo fascino; ma è anche bella e dolce, passionale, divertente. Eliana è un modello femminile molto diverso da quelli con cui Nardone è cresciuto ed è stato abituato a confrontarsi. Eliana è impiegata presso l’amministrazione di una ditta che distribuisce medicinali in città. Nardone ne è subito intrigato. Lei ricambia la curiosità per quel napoletano riservato e cortese, dall’aspetto solido che le evoca una figura paterna. Comincia così una strana attrazione tra un uomo all’antica e una giovane donna moderna, che inevitabilmente si porterà dietro incomprensioni, complicazioni, ostacoli. Anche quando diventa moglie e madre, Eliana rimane la donna intraprendente e autonoma di sempre, non resta a casa a preparare il corredo ma lavora, esce, si informa. Per Nardone, essere sposato con una donna dal carattere forte come Eliana, rappresenta una sfida e al contempo una opportunità: il loro è l’amore dei contrasti, che si nutre delle diversità reciproche.

Flò – La mondana confidente (Anna Safroncik)

Ha ventotto anni Floriana, la prima volta che incontra Nardone, e tutti la chiamano Flò. È la prostituta numero uno di Milano e prima della guerra era la ragazza più corteggiata di Voghera. Il cuore della romantica Flò si è congelato alla morte dell’amato marito, morto durante la Campagna di Russia. Bellissima e giovane vedova, Flò comincia una nuova vita in via della Spiga. Gli uomini la amano, e lei non si fa scrupolo di usare la propria avvenenza per ottenere soldi e indipendenza. Così guadagna quello che vuole e quando vuole, ha una clientela composta da professionisti, industriali, funzionari statali… Ma anche dalla crema della malavita milanese. Quando riesce un gran colpo, per i boss c’è solo un modo di festeggiare: una notte con Flò. Ammesso che ci stia. Perché è lei a scegliere. Può permetterselo. Flò incontra Nardone durante un’ inchiesta del commissario. I due si annusano, si riconoscono, instaurano un rapporto senza gioco delle parti: in fondo sono entrambi degli outsider in quella città straniera. Poco alla volta, Flò diventa una risorsa per Nardone. Lo aiuta nelle indagini grazie alle informazioni che raccoglie nella sua casa. La sua intraprendenza la spinge ad accettare (se è il commissario a chiederlo e l’idea la diverte) un ruolo in appostamenti e pedinamenti. Non potendo contare su agenti di sesso femminile (all’epoca ancora non c’erano), Flò si rivela affidabile e coraggiosa. Insomma, nasce una strana amicizia, che correrà sempre sul filo della reciproca attrazione ma rimarrà tale consolidandosi nel tempo. Anche anni dopo, quando Flò sarà ormai un’imprenditrice, avendo aperto uno dei locali più frequentati della città, l’amicizia con il commissario non verrà mai tradita.

Trapani – il fotografo (Giampiero Judica)

E’ andato in guerra che era poco più di un ragazzino. Non sapeva sparare, sapeva usare la macchina fotografica. Aggregato all’esercito, ha scattato le foto della disfatta e quelle della liberazione, insieme agli alleati americani. Così è diventato coraggioso e capace. Quando la guerra è finita è tornato a Milano. Adesso Trapani lavora per la cronaca nera della Notte, in un’altra guerra, quella delle notizie. Ma è più di un fotografo. La sua curiosità e l’intuito lo portano ad arrivare sempre per primo sul posto e sul fatto, di cui spesso sa intuire i retroscena. Trapani stabilisce subito un rapporto di collaborazione con Nardone e la sua squadra. Al commissario serve una sponda che abbia un’influenza sulla pubblica opinione, a Trapani servono le soffiate giuste per stare sempre sulla notizia. E’ lui a scattare la prima storica foto alla squadra, nel cortile della Questura. Ed è lui a raccontare per immagini i successi della Mobile che Nardone via via va costruendo e inventando.

I componenti della Squadra Mobile

Corrado Muraro (Luigi Di Fiore)

Corrado Muraro è un uomo massiccio e solo che spende tutta la sua esistenza dentro la Questura. Quarantenne, barricato dietro un’aria accigliata, centellina le parole al punto che ogni sua frase finisce per avere il significato di una sentenza. Forse per questo, e per le innegabili qualità professionali di poliziotto senza fronzoli, incline alle maniere forti, è uno degli agenti più rispettati e temuti. Persino il questore e i commissari più anziani, quando hanno a che fare con lui manifestano un lieve timore reverenziale. Ma a Muraro attenzioni e rispetto troppo ostentati non fanno alcun effetto. Gli basta un accenno di occhiata torva, una battuta detta senza sorridere per far capire a chi ha di fronte che le manfrine con lui non funzionano, non funzionano mai. In principio, Nardone appare a Muraro come un poliziotto da salotto, di quelli che fanno le inchieste in guanti bianchi, che storcono la bocca davanti ai suoi metodi sbrigativi, a volte brutali, a cui l’esperienza e le circostanze della vita l’hanno abituato. L’approccio tra i due è tutt’altro che facile e provoca momenti di tensione ma è grazie a questo attrito che Nardone fa inaspettatamente breccia nella corazza di Muraro, facendo scricchiolare tante sue certezze. L’esperienza di Muraro, la conoscenza del territorio, del dialetto milanese, della mala e dei suoi codici, si riveleranno fondamentali per l’ascesa di Nardone. È il primo e più fedele componente della Squadra di Nardone.

Peppino Rizzo (Ludovico Vitrano)

Palermitano, orgoglioso delle proprie origini e tifoso del Palermo, questo è Peppino Rizzo, il siciliano della squadra. Timido, flemmatico, intuitivo, acuto, pavido, pigro. È emigrato a Milano e in Questura s’è imbucato in Economato perché fuori fa freddo e poi deve studiare, vuole ottenere la laurea in Giurisprudenza, sogna di fare il magistrato. Nardone scopre l’esistenza di Rizzo quando si presenta da lui a lamentarsi per avere carta, penne, lampadine. Nota subito che ha una memoria pazzesca, soprattutto fotografica. Conosce e ricorda ogni più piccolo dettaglio topografico di Milano. Così lo arruola nella squadra, ma lui inizialmente non è contento. In Economato poteva studiare, adesso gli tocca farlo la sera quando gli rimane tempo. Poi però ci prende gusto a stare sul campo e smette di smoccolare ricordando quanto stava tranquillo in ufficio. Quando Nardone gli rinfaccia di essere il classico siciliano che si lagna, Rizzo fa notare al commissario che anche lui non scherza. Ma Nardone gli spiega che sono lamentele di tipo diverso: quella di Rizzo è endemica; invece la sua è di circostanza, serve a evitare rotture di scatole (che poi gira regolarmente a Rizzo). A forza di impegnarsi e studiare, però, Rizzo riesce a diventare magistrato e a mettere a frutto tutto ciò che negli anni ha imparato, stando nella Squadra.

Enrico Spitz (Francesco Zecca)

Occhialuto, mingherlino, dotato di grande acume e spirito d’osservazione, Enrico Spitz ha 28 anni ed è un fervente assertore del metodo scientifico nelle indagini, uno che crede che un’attenta ricognizione della scena del crimine possa fornire tutti gli elementi utili a individuare il colpevole. Per questo si trova spesso ad affrontare lo scetticismo dei colleghi per cui due schiaffoni e un informatore sono la strada più breve per arrivare all’obiettivo. Ma proprio perché si tratta di una sfida e di una pratica investigativa tutta da inventare, Spitz vi si applica approntando con i pochi mezzi a disposizione, in modo quasi artigianale, schemi d’indagine originali ed efficaci che anticipano le pratiche attuali. Solo che fatica a trovare credito e i colleghi trattano i suoi scrupoli come fissazioni di uno studentello un po’ fanatico. L’unico pronto a servirsi delle intuizioni e di quei metodi all’avanguardia è Nardone che lo tira fuori dal reparto della polizia scientifica, considerato un centro studi per teorici senza attributi, e lo valorizza nella squadra mobile. Spitz è un poliziotto sui generis, un intellettuale prestato alle forze dell’ordine, ma non è capitato lì per caso. La sua è stata una scelta precisa, maturata in conseguenza di un evento traumatico che ha segnato la sua vita. Di origini ebraiche, Spitz è un sopravvissuto di Mauthausen. A vent’anni è stato deportato con tutta la famiglia nel campo di sterminio da cui è il solo ad essere tornato. Questo passato l’ha reso quasi indifferente di fronte alla morte oltre a nutrire un sentimento di odio verso il compagno di squadra ed ex repubblichino Suderghi. Questo passato lo induce anche a condurre un’indagine privata, segreta: sta cercando l’uomo che ha venduto la sua famiglia ai nazisti. Il suo obiettivo è semplice: trovare il colpevole e giustiziarlo.

Sergio Suderghi (Stefano Dionisi)

Un ardito fuori tempo massimo, che si crede ancora un giovanotto di belle speranze in cui l’insofferenza per la routine in polizia convive accanto a temerarietà e cinismo. Questo è Sergio Suderghi, il maledetto della squadra. Che predilige l’azione alla riflessione. Che, grazie alla prestanza fisica e a una faccia da schiaffi, nella vita è stato abituato per troppo tempo a farla franca. Un avventuriero senza ideali ma ricolmo di parole d’ordine, audaci, insolenti. Con una visione sfacciatamente maschilista, che divide le donne tra prede e angeli del focolare. Valori della retorica fascista che ha abbracciato senza riserve e che lo hanno portato ad aderire alla Repubblica di Salò più per inclinazione caratteriale che per convinzione ideologica. Ma, nonostante la sua baldanza, ha due punti deboli. La dipendenza dalla cocaina, droga alla moda negli anni della giovinezza, e Flò, per la quale perderà la testa. Nardone dà anche a Suderghi la possibilità di ricominciare, di entrare a far parte della sua squadra e di usare le sue maniere “forti” al servizio della giustizia.

Gli antagonisti

Luigi Bosso (Giuseppe Soleri)

Cresciuto tra i vicoli malfamati di Porta Romana, Bosso è intelligente, cinico e spregiudicato. Non gli interessa un’esistenza tranquilla, rispettabile, cadenzata da riti quotidiani invariabili e mediocri. Vuole adrenalina. Vuole soldi e donne. Vuole vivere al massimo. Così, poco più che ventenne, dopo un’adolescenza fatta di taccheggi e furtarelli, Luigi si candida al ruolo di enfant prodige della mala milanese. Specialità: furti d’auto. Il suo talento non sfugge a Barone. Il grande ricettatore lo recluta. Lo indirizza verso obiettivi più ambiziosi. All’interno di un disegno criminale più ampio. Diventa il suo delfino. Gestisce la distribuzione delle merci ricettate ai commercianti indebitati con Barone. Si occupa di sporcarsi le mani in luogo del suo capo. Viene inserito da Barone stesso nella famosa Banda Dovunque. E’ lui a procurare le auto per le rapine. E’ lui a mantenere i contatti tra il ricettatore e i rapinatori. Proprio nell’ambito delle indagini sulla Banda Dovunque, la sua strada si incrocia con quella di Nardone, che ne prevede la scalata verso il vertice della malavita milanese. E infatti Luigi è insofferente al ruolo di subalterno di Barone. Ha bisogno di maggiore libertà. Si sente frenato. Vuole essere lui il capo.

Salvatore Cangemi (Manlio Dovì)

Nessuno è mai quello che sembra, e nemmeno Cangemi sfugge alla regola. Quarantenne, pugliese, aria bonaria acuita dalla zoppia procuratagli da una malformazione al piede destro. Il suo bar ai Navigli è uno dei luoghi più frequentati dalla mala di Milano. Pur non trafficando in prima persona, Salvatore conosce tutto e tutti. Tra i suoi più affezionati clienti c’è Bosso. La convivenza di Cangemi con la mala rischia di crollare quando Nardone capisce che il bar è un crocevia di traffici e informazioni. Minacciandolo di sospendergli la licenza di vendita di alcolici, lo costringe a diventare un suo informatore. Tra i due s’instaura uno strano rapporto. A Cangemi Nardone sta simpatico, e Nardone si affeziona a lui nonostante colga una nota di indecifrabilità, di malinconica ambiguità di fondo.


Il Questore Ossola (Franco Castellano)

Un uomo d’apparato, un politico opportunista: Ossola sa come stare al mondo. E’ sempre in grado di capire l’atteggiamento più conveniente da tenere. Quale sia il potente in ascesa o in declino. Non è un disonesto, ma per lui contano i risultati. E’ attento ai rapporti coi giornalisti, che possono esaltare o avvilire la sua immagine. Un uomo così non può che entrare in conflitto con Nardone. Gli slanci del commissario, il suo idealismo, la sua pervicacia nella ricerca della verità e non di una verità qualsiasi, rappresentano a volte un problema. Un fastidio.

(fonte UfficioStampa.Rai.it)

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