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Bonolis e il bel racconto della Musica

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Partiamo dagli ascolti: ieri sera la prima puntata di Music di Paolo Bonolis, in onda su Canale 5, è stata seguita da una media di 4.659.000 spettatori pari al 21.23% di share sul totale del pubblico. Lo share sale al 22.38% sul target commerciale (15-64 anni) e al 26.62% sui giovani 15-34 anni; sulla fascia over 55 anni siamo al 19%. 


Il risultato è più che buono e in linea con la prima puntata di House Party con Maria De Filippi e Sabrina Ferilli (4.304.000 spettatori, share 22.14% [target commerciale 15-64 anni: 23.99%; giovani 15-34 anni: 32.15%; over 55: 18.52%]).

Molti, però, hanno evidenziato come ci si potesse aspettare di più da un “evento” targato Bonolis. E allora andiamo a ripescare nel passato. Per ritrovare delle “serate evento” condotte da Paolo Bonolis bisogna tornare al gennaio 2015 quando le due puntate di Scherzi a Parte ottennero una media di 6.156.000 di spettatori con uno share medio del 25.76% (prima puntata: 6.478.000, 26.97%; seconda puntata: 5.835.000, 24.54%). Il risultato di Music risulta inferiore anche a quello di Ciao Darwin 2016 le cui 8 puntate, andate in onda in primavera, avevano ottenuto un ascolto medio di 5.394.000 di spettatori con uno share medio del 26.86%.

Ma per un’analisi completa bisogna riportare anche il dato dell’ultima volta che Bonolis si confrontò con la musica su Canale 5: il 3 giugno 2015, Arena di Verona, lo spettacolo sta per iniziare ottenne solo 2.654.000 di spettatori col 13.82% di share. Con tutti i limiti del caso (era praticamente estate, si parlava anche di musica classica e di musica lirica, lo show era sempre andato in onda su Rai1 con la Clerici) è importante tenere in considerazione anche questo (basso) dato.

Quello che abbiamo visto ieri sera – citiamo l’autore Marco Salvati – “non era un prodotto “tipico” per il pubblico di Canale 5” (aggiungiamo noi: a differenza di Ciao Darwin, che – insieme a C’è posta per te – costituisce una delle produzioni originali che più hanno caratterizzato l’intrattenimento della rete negli ultimi 10/15 anni).

Il pubblico dell’ammiraglia Mediaset gradisce molto di più il Bonolis-comico piuttosto che il Bonolis-riflessivo (basti ricordare gli ascolti tiepidi per Il senso della vita nel 2011). Music è un perfetto mix tra questi due caratteri di Paolo: è riflessione e cazzeggio, è alto e basso, è musica e parole.


Nello show, la parola e la musica hanno eguale importanza e Bonolis – da superbo mattatore quale è – riesce a creare un bellissimo racconto della musica. Music (come in realtà ogni sua trasmissione)è un vestito sartoriale cucito su Paolo ed è lui il vero filo conduttore di un programma ben scritto che scorre fluido e continuo evitando il rischio di sembrare una giustapposizione di esibizioni.

Molti lo hanno definito il “Sanremo di Bonolis”, può darsi… Se lo fosse, è sicuramente un Sanremo slegato dalle logiche commerciali delle etichette discografiche. A Music non si va “in promozione” (tranne un paio di sbavature!), a Music si mette a nudo voce e anima con canzoni di altri, con brani che hanno segnato la vita dell’artista. In questo, il programma è stata una sfida vinta.

Alcuni elementi negativi, però, si possono trovare. Spesso sembrava che le interviste si dilungassero troppo e talvolta il pubblico sembrava poco reattivo. La scenografia del Teatro 5 di Cinecittà era tanto bella, quanto fin troppo classica: magari invece che affidarsi all’ottimo Gaetano Castelli si poteva osare con qualcosa di più sperimentale. E poi la scena era troppo buia, sarebbe stato meglio avere più luce.

 

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