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Non è stato mio figlio: buona trama, confezione (volutamente?) imprecisa

Il risultato d’ascolto della prima puntata di Non è stato mio figlio è stato deludente: 3.271.000 spettatori con uno share del 12.93% sul totale del pubblico, che sale al 13.75% sul target commerciale (15-64 anni) e arriva al 15.76% sugli under 35. 


Sicuramente a Canale 5 si aspettavano di più da questa produzione della Ares Film con due nomi importanti come Gabriel Garko e Stefania Sandrelli.

Al netto delle pubblicità, la fiction è partita dal 15% di share per chiudere attorno al 12.5% nell’ultimo blocco. Questo dato indica che il pubblico – già poco numeroso all’inizio – ha abbandonato la visione col procedere della puntata. Gli spettatori sono forse rimasti spaesati non trovando la tipica “fiction con Garko”. In Non è stato mio figlio, l’attore non è il classico eroe (o antieroe) “bello e maledetto” ma un personaggio “normale” che è stato incastrato.

Non è stato mio figlio si allontana dai soliti canoni della fiction della Ares Film: non è un melò in costume, non è una serie a base di solo sangue e passione. Per la casa di produzione di Tarallo e Losito, Non è stato mio figlio è una sorta di prodotto sperimentale. Siamo nel thriller psicologico e ci sono anche espedienti narrativi nuovi: all’inizio si rompe “la quarta parete” e Garko si rivolge direttamente al pubblico per raccontare la storia che procede poi a colpi di flashback. Sicuramente la struttura narrativa è più complessa e originale rispetto alle ultime fiction della Ares. E’ una storia meno didascalica e si abbandona il registro del feuilletton a vantaggio del thriller psicologico a tinte torbide. La storia è molto interessante, propone spunti narrativi nuovi e assicura colpi di scena.

Ad una buona trama fa da contraltare una confezione palesemente imprecisa (più del solito). La recitazione della gran parte degli interpreti è approssimativa; il doppiaggio è disastroso; anche il montaggio appare poco curato.


Tendiamo ad escludere che tali imprecisioni siano errori causati da inesperienza o incuria. Conoscendo gli universi di riferimento del duo delle meraviglie composto da Tarallo e Losito, siamo piuttosto portati a pensare che tutto ciò sia frutto di una vera e propria scelta deliberata. Non è stato mio figlio non è un prodotto casualmente trash ma volutamente kitsch o anzi camp, una produzione che fa un uso consapevole e sofisticato del “cattivo gusto”. Ciò può sembrare paradossale ma è in realtà geniale.

La risalita negli ascolti sarà dura ma la Ares si conferma innovativa e sperimentale. A differenza dei flop de I Misteri di Laura e di Tutti insieme appassionatamente, Non è stato mio figlio non scimmiotta i canoni del giallo e della commedia della fiction di Rai1 ma prova ad alzare l’asticella lungo il solco tipico di tanta produzione Mediaset.

 

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