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Il catechismo di Benigni, tra entusiasmo e retorica

Dimenticate il Robertaccio di qualche anno fa… Ormai Benigni sembra aver definitivamente abbandonato i panni del comico dissacrante. 

Ben poco è rimasto dell’irriverente toscanaccio, ormai Benigni si è ritagliato il ruolo del cantastorie, dell’esegeta che ci spiega le pagine più importanti della nostra cultura: da Dante all’Inno di Mameli, dalla Costituzione ai Dieci Comandamenti, ormai Roberto sembra solo appassionato all’impegno civile e alle suggestioni spirituali.

Detto così potrebbe sembrare un nuovo guru, un “maestrino dalla penna rossa” pronto a impartirci la lezione, una reincarnazione 2.0 – e più profonda – del fin troppo osannato Maestro Manzi che, agli albori della televisione italiana, ci insegnava a leggere e a scrivere.

Ma Roberto non è tanto ingenuo da cadere in questo errore… Non vuole apparire come il professore che parla dalla cattedra al “popolo bue”. Per scongiurare il rischio di sembrare l’intellettuale con la verità in tasca che vuole educare il pubblico, Benigni sceglie di portare sul palco un disarmante entusiasmo e un fanciullesco stupore. Proprio in questo sta la sua forza. E forse anche il suo limite…

Il suo entusiasmo rischia di trasformarsi in retorica e il suo studio dei “Testi”, il suo voler semplificare tematiche altissime, spesso, può sfociare nella banalità. L’effetto collaterale è che invece di stimolare una riflessione, ci fornisce “frasi fatte” pronte per essere scodellate sui social network con quella falsa aurea di profondità.

Televisivamente parlando, ieri sera c’era solo Benigni. Scenografia più che minimale, fotografia migliorabile, luci pressoché statiche. In certi momenti Roberto pareva dilungarsi troppo ed era sempre dietro l’angolo il rischio di poca modernità.

Lo show, in fondo, non era altro che una lezione di catechismo, forse persino meno moderna di quelle che ci toccava sentire all’oratorio da bambini. Di fronte a troppe parole sulla Bibbia abbiamo dovuto persino rivalutare le fiction Rai sul Vecchio Testamento, quelle tanto in voga una decina di anni fa…

Non sappiamo quali fossero le aspettative di ascolto della Rai ma noi sinceramente ci aspettavamo che fosse superata la soglia dei 10 milioni. Invece il dato si è fermato a 9,1 milioni col 33.22% di share (28.5% sul target commerciale 15-64 anni, 23.4% sul target giovane 15-34 anni, 42.3% sul target anziano over 65 anni). Sia chiaro, tale dato è più che eccellente ma risulta molto inferiore a quello ottenuto 2 anni fa con lo spettacolo/lezione sui primi articoli della Costituzione. Il 17 dicembre 2012, La più bella del mondo raggiunse 12,6 mln di spettatori con quasi il 44% di share. Rispetto al “Benigni costituzionalista”, il “Benigni catechista” ha perso 3,5 milioni di spettatori e oltre 10 punti percentuali di share.

In parte c’era da aspettarselo: la tematica religiosa era sicuramente più ostica e noiosa di quella civile. Inoltre, rispetto a due anni fa – se si esclude qualche battuta neanche tanto incisiva – ieri sera è completamente mancata la satira d’attualità. Genere in cui Benigni rimane un fuoriclasse capace di coinvolgere il pubblico. Stasera si replica con i restanti Comandamenti da commentare…

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