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Servizio Pubblico di Santoro: la serializzazione dell’ossessione (per Silvio B.)

santoro_de-gregorio_berlusconiNon c’è neanche bisogno di dirlo: Michele Santoro è un genio della televisione e da anni ha capito che quello che funziona in tv è la serializzazione


Serializzazione. Per questo serie tv e fiction hanno una resa maggiore dei film in quanto fidelizzano maggiormente il pubblico. Per questo si serializzano anche i fatti di cronaca (Chi l’ha visto?, Quarto Grado, Linea Gialla). Per questo i talk show del daytime ripropongono spesso le stesse storie e gli stessi personaggi. Per questo Maria De Filippi a Uomini e Donne serializza le storie d’amore come fossero una soap-opera.

Santoro, come gli altri talk show, ripropone “a episodi” i soliti argomenti: per lui il tema principe è una sorta di battaglia, un duello d’altri tempi con Berlusconi (il culmine si è raggiunto lo scorso anno con la partecipazione di Silvio in studio e infatti l’attesissima puntata fu un clamoroso successo di ascolti).

Ma Servizio Pubblico di Santoro non è solo “serializzazione”. È soprattutto “drammaturgia”. Più che un talk show in senso classico, le trasmissione di Michele sono “teatro”, una rappresentazione in cui il conduttore è il protagonista completamente calato nella sua parte drammatica. Per questo motivo troviamo completamente superflua l’introduzione del docudrama (rappresentazioni con attori fedeli – così almeno ci viene spiegato – alla realtà dei fatti). Se la trasmissione di informazione è già “dramma”, il docudrama è superfluo.

Se Servizio Pubblico è drammaturgia allora, come nel teatro greco, anche il pubblico ha la sua funzione specifica: deve supportare l’eroe del dramma, deve incitarlo, deve spronarlo. E il pubblico di Santoro è perfettamente adatto a questo ruolo; si cala nella sua funzione e applaude “i buoni” e fa calare il gelo sui “cattivi”. Talvolta si esagera e gli spettatori in studio rischiano di assomigliare fin troppo al pubblico “fan” di Barbara d’Urso, presente a Pomeriggio Cinque

Dicevamo: i “buoni” e i “cattivi”. La divisione è sempre netta e chiara. Stasera la parte del “cattivo” spettava a Maurizio Belpietro direttore di Libero. Paradossalmente tra i buoni – oltre a Santoro, Travaglio e al cast fisso – stasera ci è finito quasi quasi anche De Gregorio in quanto pentito dei suoi trascorsi berlusconiani e ora accusatore di Silvio. L’effetto è stato surreale, le ricostruzioni di De Gregorio sembravano la sceneggiatura di una “spy story alle vongole o all’amatriciana”… Qui la squadra di Santoro rischia di creare un nuovo caso Ciancimino Junior. Un personaggio che faceva rivelazioni approssimative elevato quasi a grado di eroe!

Santoro è gran geniaccio della televisione ma sembra legato ad una stagione superata e propone un prodotto sempre troppo uguale a se stesso da anni… Sensazione di vecchio, insomma. A proposito di Santoro, Carlo Freccero ha detto:

Quello che doveva dare, lo ha dato: gli tocca solo attendere che sulla sua storia, e su quella del nemico Berlusconi, cali il sipario. In parallelo. [intervista a Riccardo Bocca su l’Espresso in edicola dal 5 settembre scorso]

Esatto, “simul stabunt, simul cadent” per dirlo alla latina. “Eroe” e “Anti-eroe” si reggono a vicenda, se decade l’antagonista allora anche il protagonista perde la sua funzione…

Leggi anche: Servizio Pubblico, puntata del 26 settembre 2013 »

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