Ieri sera è andata in onda la seconda puntata di Servizio Pubblico di Michele Santoro che da quest’anno è approdato su La7.
I risultati di ascolto del programma sono stati positivi ma non particolarmente eccezionali. La prima puntata, 25 ottobre 2012, è stata seguita da 2.986.000 spettatori, con uno share del 12.99%. Il dato è in linea con quello ottenuto nella prima puntata della scorsa stagione di Servizio Pubblico: il 3 novembre 2011 Santoro aveva interessato 2.921.531 spettatori con uno share al 12.03%. Ma se lo scorso anno molti gridarono al miracolo, visto che oltre 2,9 milioni di teleutenti andarono a cercare Michele negli scomodi (come posizione nella numerazione) canali locali o su Sky, quest’anno aver ottenuto solo 65mila telespettatori in più in un tasto molto più “comodo” come il numero 7, non è certo un risultato eccezionale. Certo, per La7, è stata una vera e propria benedizione dato che si tratta di un risultato quasi 3 volte superiore alla media di rete.
Ieri Servizio Pubblico ha perso 558mila spettatori pari ad un -2.6% di share e si è fermato a 2.428.000 spettatori pari al 10.39% di share. Fin qui il responso dei numeri ma vediamo quali sono le opinioni di critici e addetti ai lavori su Servizio Pubblico (gran parte delle frasi sono riprese da pezzi pubblicati dopo la prima puntata).
C’è chi, come Massimo Bernardini (conduttore di TvTalk e critico tv di Pubblico), si aspettava “fuochi di artificio”, e c’è chi, come Stefania Carini (Europa, Corriere.it), ha visto “ritmo lento, noia”.
Secondo Gregorio Paolini (autore televisivo), Santoro ha puntato “sull’usato sicuro”:
il grande autore del melodramma politico italiano si è basato più su pezzi di bravura che su qualche invenzione televisiva.
Anzi, anche secondo Paolini, lo spartito di Santoro “ha avuto momenti di inaspettata lentezza”. Paolini ci offre, inoltre, anche un sintetico ma calzante confronto tra Servizio Pubblico e Piazzapulita:
Rispetto al “povero Formigli” (cit.) Michele può certamente contare su un ben maggiore carisma e una tagliente velocità tattica, ma a Piazza Pulita, pur basata sulla lezione del Maestro, vanno riconosciute alcune soluzioni e sonorità nuove (certi servizi, la scelta di certi ospiti, il ritmo generale).
Il punto debole che molti mettono in evidenza è che quello di Servizio Pubblico non sembra essere giornalismo d’inchiesta ma solo d’opinione. Scrive Stefania Carini:
il giornalismo di Servizio Pubblico finge di fare domande, ma non vuole veramente risposte. Perché le ha già. […] ci permettiamo una domanda. Il nostro giornalismo televisivo riuscirà a domandare qualcosa al di là di affermare, una sera sì e una no, “loro rubano”?
Lo stesso elemento viene notato anche da Aldo Grasso (Corriere della Sera):
Il difetto principale della trasmissione è che ogni domanda si trasforma in un piccolo comizio, in una «proposizione» come ha sottolineato il ministro Piero Giarda alla petulante Giulia Innocenzi.
Riccardo Bocca (l’Espresso) rincara la dose e mette sotto accusa lo stile di certi servizi che, con domande petulanti, ottengono – in una sorta di eterogenesi dei fini – l’effetto opposto: quello di sminuire del tutto l’importanza della domanda. Scrive Bocca sul suo blog:
Ma il passaggio più deludente […] è arrivato con certi servizi in esterna, ispirati a uno ienismo che vuole il giornalista all’arrembaggio, e il politico che scappa per evitare malefigure.
Secondo Aldo Grasso:
La «macchina» di Santoro è parsa un po’ arrugginita: mancava mordente alla trasmissione, l’andamento era lento. […] e per lungo tempo «Servizio pubblico» è parso simile a «Piazza pulita» o a «Ballarò» significa che c’è molto da rivedere, a cominciare dalla domande.
Santoro a fatto flop: 12,99% e 10,39%
Piazza pulita l’11 Ottobre ha fatto il 7,60% ed l’ultimo il 18 Ottobre il 6,50%
e andrà ancora a calare
Mi dispiace ma lo dubitavo che ci saranno serate speciali pro Grillo