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“Quello che (non) ho” lascia un buco di 1,5 milioni di euro. Compensi: Fazio 500mila euro, Saviano 300mila

A una settimana dalla trasmissione/evento di Fabio Fazio e Roberto Saviano su La7, continuano ad arrivare interessanti notizie su Quello che (non) ho


Ieri abbiamo proposto l’analisi del pubblico e dello share fatta da Aldo Grasso, leggi qui>>. Oggi è il Giornale a cercare di fare i conti in tasca al programma per capire se la trasmissione abbia dato un guadagno effettivo alla rete o sia soltanto stato un guadagno di immagine.

Ecco cosa scrive Laura Rio a proposito dei costi e dei ricavi:

i numeri dicono che quella di Fazio-Saviano è risultata un’operazione in perdita, e pure di tanti soldi. I conti dovrebbero essere questi: incassi derivanti dalla pubblicità circa 1,9 milioni di euro. Costo complessivo delle tre serate: circa 2,7 milioni di euro. A cui vanno aggiunti i compensi dei due presentatori (di grosso calibro e dunque di grosso costo): come detto intorno a mezzo milione per Fazio e a 300mila per Saviano (lo scrittore ha un contratto quadro di importo superiore che comprende presenze in altri programmi). Dunque: il costo totale si aggira sui tre milioni e mezzo.

Sia chiaro, ribadiamo che non ci siamo mai scandalizzati per i compensi delle star visto che li riteniamo frutto della contrattazione e del libero mercato. Ancor meno ci preoccupiamo se a elargire importanti compensi sono reti private (per la tv pubblica il discorso cambia…).

Quello che vogliamo cercare di capire è semplicemente se l’operazione Quello che (non) ho ha generato guadagni in termini economici. Per fare ciò, si analizzano i costi e si confrontano con i guadagni. Seguendo i conti fatti dal Giornale i costi sono pari a circa 3,5 milioni di euro mentre i guadagni pubblicitari sembrano fermarsi intorno a 1,9 milioni. Ne deriva che “a La7 è rimasto in mano un buco di circa un milione e mezzo di euro”.


Scrive ancora Laura Rio:

Pare che gli esperti del marketing e della Cairo pubblicità (che raccoglie gli spot per le reti Telecom) si aspettassero ascolti più alti di quelli pur ottimi realizzati dal programma (la media delle tre serate è pari a 2.869.000 spettatori e 12,67 per cento di share) pensando di abbattere il muro dei tre milioni di spettatori. In parte, si è anche voluto proteggere il programma interrompendolo il meno possibile con i break.

Se questi sono i numeri effettivi della trasmissione, bisogna pensare che a La7 abbiano pensato più ad un guadagno/ritorno di immagine che non ad un mero introito economico. Sul breve periodo (specialmente in tempi di crisi), la scelta può sembrare incomprensibile. Evidentemente alla rete di Telecom Italia Media hanno scelto, più che lecitamente, di considerare un ritorno di immagine sul medio/lungo periodo.

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