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La mossa del cavallo, anticipazioni e trama, lunedì 26 febbraio 2018

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La mossa del cavallo – C’era una volta Vigata. Ambientato nell’immaginaria – ma pur sempre realistica – cittadina di Vigata, arriva in tv il primo film tv tratto dai romanzi storici di Andrea Camilleri, “La mossa del cavallo”, edito da Sellerio, un giallo grottesco e pieno di sorprese che ci restituisce personaggi, situazioni, colori e umori caratteristici della Sicilia post- risorgimentale. 


La mossa del cavallo – C’era una volta Vigata, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli, una grande produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction, andrà in onda in prima visione lunedì 26 febbraio su Rai1.

Protagonista Michele Riondino che smessi i panni del giovane Montalbano – nelle due apprezzatissime serie tv nate sempre dalla geniale fantasia di Camilleri e con lo stesso Tavarelli alla regia – veste ora quelli ottocenteschi del giovane e intransigente “ispettore ai mulini” Giovanni Bovara. Nato a Vigata ma sempre vissuto al nord – e in tutto e per tutto ormai uomo del nord – l’ispettore è stato inviato nel territorio di Montelusa per investigare sull’applicazione dell’imposta sul macinato (l’odiata “tassa sul pane” come veniva allora chiamata) che sta provocando episodi di corruzione e strane morti tra i funzionari. È proprio mentre indaga su loschi traffici tra mulini clandestini, gestiti dal boss locale, che le cose si complicano per il giovane Bovara. Un prete, un “parrino” non proprio retto, viene ucciso sotto i suoi occhi. Da qui un giallo avvincente che vedrà Bovara trasformarsi da accusatore in accusato e cadere in una trappola pericolosa, ordita ai suoi danni, dalla quale riuscirà ad uscire solo “scavalcando” l’ostacolo rappresentato dal suo modo di pensare, ragionare e parlare come un uomo del nord. Dovrà fare cioè quell’abile “mossa del cavallo” che come spiega Camilleri nella sua nota al romanzo “è il recupero del dialetto siciliano. E quindi potersi muovere agevolmente dentro il dialetto ritrovato e rivoltare a suo beneficio il senso e il significato delle parole”.

La Storia

Montelusa 1877. Il quarantenne Giovanni Bovara (Michele Riondino) è il nuovo ispettore capo ai mulini, incaricato di far rispettare l’invisa tassa sul macinato. Siciliano di nascita, è ormai ligure di adozione poiché da bambino si è trasferito con la sua famiglia a Genova. Ragiona e parla come un uomo del nordItalia e non comprende le dinamiche mafiose e omertose che regolano la terra siciliana. La sua intransigenza gli procura subito diversi nemici. Le sue indagini lo portano a scoprire prima un ingegnoso sistema con il quale i mugnai vengono lasciati liberi di evadere la tassa sul macinato e poi l’esistenza di un mulino clandestino nel terreno dell’uomo più potente della città. A poco a poco le spire del “sistema” gli si stringono intorno e quando sopraggiunge per caso sul luogo dell’omicidio del parroco della città, Bovara si ritrova suo malgrado invischiato in qualcosa molto più grande di lui. In un complicato sistema di depistaggi e giochi di potere, i suoi avversari cercheranno di eliminarlo e sarà solo entrando nella mentalità dei suoi aguzzini e ricorrendo alle loro stesse strategie che Bovara riuscirà a salvare la propria vita. Ma la giustizia riuscirà a trionfare?


I Personaggi

GIOVANNI BOVARA (Michele Riondino): è il nuovo ispettore ai mulini arrivato a Montelusa. Pur essendo nato proprio a Vigata, ha sempre vissuto a Genova. Infatti è in tutto e per tutto un uomo del Nord, e fin da subito fatica a comprendere il vero sistema di potere – quello della mafia – che detta legge nell’isola. Finirà vittima delle trame del boss don Cocò Afflitto, e solo attraverso un personale ritorno alle sue origini riuscirà a salvarsi e a vincere la sua partita.

TRISINA CICERO (Ester Pantano): è un’allegra e bellissima giovane vedova. Tradiva con disinvoltura il marito già da vivo e, da morto, lo onora con la stessa gaudente moneta. Al momento, ha una relazione con padre Carnazza, ma quando incontra il nuovo pigionante della sua villetta di Vigata, il bell’ispettore ai mulini Giovanni Bovara, non può fare a meno di infatuarsi di lui.

PADRE CARNAZZA (Antonio Pandolfo): è un sacerdote di mezza età ma, a dispetto dell’abito che porta, è davvero tutt’altro che un sant’uomo. È un incallito libertino, crapulone e avido di tutti i piaceri terreni. Padre Carnazza, invaghito di Trisina, è in contrasto con don Memè Moro, il cugino a cui sta cercando con successo di sottrarre tutta l’eredità familiare.

MEMÈ MORO (Maurizio Bologna): rampollo nullafacente, è accecato dall’odio per il cugino, padre Carnazza, che gli sta portando via tutta l’eredità, riducendolo sul lastrico. Al furente don Memè non resta che rivolgersi al potente Don Cocò per mettere in atto la sua vendetta.

DON COCÒ AFFLITTO (Maurizio Puglisi): è il capo assoluto della mafia montelusana, e le sue mani si allungano praticamente su ogni attività lucrativa del territorio. Tutti lo temono e gli si sottomettono, anche la polizia e gli ufficiali dell’Intendenza. Solo Giovanni Bovara si ostina a tenergli testa e a contrastare i suoi sporchi affari. Ma don Cocò non può sopportare a lungo e si prepara a schiacciarlo come un insetto, col più diabolico dei tranelli.

AVVOCATO FASULO (Filippo Luna): vuole apparire al mondo come uomo specchiato, pio e religiosissimo, ma è in realtà il più viscido dei serpenti. È il potentissimo braccio destro di don Cocò Afflitto, il faccendiere che ordisce ed esegue tutti i suoi intrighi e le sue macchinazioni.


PROCURATORE REBAUDENGO (Giancarlo Ratti): come Bovara viene dal Nord ma, a differenza dell’altro, ha capito bene la realtà del potere mafioso ed è assai disincantato sulla possibilità di poterla contrastare. Le precise e circostanziate denunce di Bovara rianimano la sua combattività. Quell’ispettore sta scatenando il finimondo e il giudice Rebaudengo non intende tirarsi indietro.

CAPITANO LOSTRACCO (Giuseppe Lanino): ufficiale dei carabinieri, è consapevole di come funzionino le cose da quelle parti, ma è fedele al proprio ruolo e alla divisa. Quando Rebaudengo gli ordina di approfondire le accuse di Bovara, Lostracco esegue senza esitazioni e gli fornisce le prove per poter avviare la sua inchiesta contro don Cocò Afflitto.

SPAMPINATO (Cocò Gulotta): uomo rozzo e cinico; pur essendo il delegato di polizia, è totalmente asservito al potere di don Cocò e dell’avvocato Fasulo, tanto da divenirne complice.

LA MANTÌA (Angelo Libri): vice del delegato Spampinato. È lui, in sede d’interrogatorio, a incastrare in maniera astuta e iniqua il povero ispettore ai mulini. Ma in realtà, non volendo, fornirà a Bovara gli elementi su cui imbastire quella mossa del cavallo che gli permetterà di salvarsi.

PINTACUDA (Roberto Salemi): integerrimo giudice siciliano, comprende che Bovara è innocente ed è stato incastrato da don Cocò e dall’avvocato Fasulo. Insieme a Rebaudengo, tenta un contrattacco, ma dovrà rendersi conto che con la mafia si possono ottenere solo vittorie parziali. Almeno per il momento.

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