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Sorelle, il vero mistero non sta nella trama ma nel perché piaccia al pubblico

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Per certe suggestioni sovrannaturali (il mistero sulla morte di Elena e roba forte tipo rumori in cantina e foto scarabocchiate), Sorelle è stata assimilata a La Porta Rossa… Ma non facciamo confusione! 


La serie di Rai2 è un gioiellino, una delle migliori fiction prodotte in Italia e una della pochissime che abbia respiro internazionale per trama, ritmo, caratterizzazione dei personaggi, fotografia, regia e colonna sonora. Un capolavoro.

Sorelle, invece, è il solito “polpettone riscaldato” adatto per il pubblico di Rai1, che infatti ha premiato la serie in modo massiccio: ogni puntata ha registrato una crescita di ascolti e ieri sera si è superato un eccellente 27.6% di share con oltre 6,5 milioni di spettatori.

Non è tutto da buttare in Sorelle, ma stiamo parlando della classica fiction studiata solo e soltanto per il pubblico tipico di Rai1 (anche se si accenna un piccolo esperimento con le suggestioni sovrannaturali, una novità per la Prima Rete).

Sorelle può contare su una storia piuttosto forte: la trama c’è. D’altronde a firmare soggetto e sceneggiatura ci sono due professionisti come Ivan Cotroneo e Monica Rametta (che però apprezziamo di più quando scrivono prodotti come Una Grande Famiglia, E’ arrivata la felicità o Tutti pazzi per amore, piuttosto che fiction come Un’altra vita [recensione], di cui Sorelle è il secondo capitolo antologico).


Ma a fronte di una trama forte (e siamo convinti che il meglio debba ancora venire) registriamo la tendenza ad “allungare il brodo”. Per decine di minuti non accade nulla e molti minuti di “pellicola” sono spesi in panoramiche della città di Matera. E qui arriviamo al paradosso: se le immagini ti mettono voglia di prenotare un viaggio nella città dei Sassi, la descrizione che viene fatta della città (abitanti chiusi e pettegoli) ti fa cambiare idea.

La fiction procede lenta con una regia che indugia sui primi piani dei protagonisti in stile soap opera, scene piuttosto statiche e troppi flashback. Dal punto di vista recitativo si distinguono Giorgio Marchesi e Irene Ferri, piuttosto bravi anche i bambini. Loretta Goggi, invece, pare troppo eccessiva nella caratterizzazione del suo personaggio e delle relative emozioni. La recitazione di Anna Valle delude, poco espressiva nel volto e nella parola.

Ma ad appassionare il pubblico resta forse la storia, una trama che riesce a incuriosire. Per non far calare la palpebra, però, servirebbe una bella sforbiciata ai circa 600 minuti totali dei sei episodi della fiction…

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