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Call The Midwife, la parola alla critica

call-the-midwifeDomenica sera, su Rete 4, è partita L’amore e la vita – Call The Midwife, serie inglese prodotta dalla BBC che narra la vita di un gruppo di ostetriche in un quartiere povero della Londra degli anni cinquanta. 

Questi gli ascolti ottenuti domenica 6 giugno 2014: primo episodio – 996.000 spettatori, share 5.04%; secondo episodio – 951.000 spettatori, share 5.56% (lo share sale al 7.38% sul pubblico femminile e sfiora il 10.2% sugli over 65). Sebbene i telespettatori rimangano sotto il milione (complice anche la domenica sera estiva) il risultato in share è soddisfacente e sostanzialmente in media con i dati della rete (risultato sicuramente migliore di un’altra serie cult britannica, Donwton Abbey).

La serie, molto apprezzata dalla critica internazionale, sta ricevendo buoni giudizi anche da quella italiana. Aldo Grasso, sul Corriere della Sera di stamani, scrive:

È un perfetto esempio, magari un po’ old style, di fiction da Servizio pubblico: la perfetta ricostruzione storica, una materia cruda trattata senza compiacimenti pauperistici (…), la nascita del Sistema sanitario nazionale.

Protagoniste assolute della serie sono le donne. Continua Grasso:

L’aspetto più interessante della serie è che gli uomini non esistono. O meglio, non sono mai protagonisti (se non a letto): manca loro il fondamentale coraggio delle donne. Lavorano nei docks, il porto di Londra, ma, se non ci sono barche da scaricare, affondano la desolazione nell’alcol, fumano e attaccano briga. E fanno figli.

Anche Stefania Carini, su Europa, parla del ruolo della donna in Call The Midwife:

Il percorso di crescita delle giovani levatrici si intreccia alle storie dolorose o felici delle proprie pazienti. La società dell’epoca non le aiuta di certo, l’unica salvezza è una sorta di sorellanza reciproca. I figli sono tanto voluti quanto subiti: scarsa la libertà sul proprio corpo.

Carini compie anche un’interessante analisi narrativa:

la nascita di un’altra vita diventa momento di riflessione sulla propria. Il lato metaforico però è bilanciato da quello realistico, e così il momento del parto è dettagliato a dovere. Soprattutto non è solo l’attimo della nascita (…), ma un percorso per la madre e per l’ostetrica.

Secondo Carini la forza della serie risiede nel fatto che le protagoniste, prima che madri e levatrici, sono personaggi con una propria personalità “chiara e cristallina” e dunque:

non vengono schiacciate dalla mistica della maternità, che spesso (…) riduce la donna a un involucro e l’infermiera a uno strumento.

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