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Un Medico in Famiglia: fiction inconsistente ma di successo

Per necessaria chiarezza, dichiariamo subito la nostra “colpa”: Un medico in famiglia non ci  mai piaciuto. 


La fiction debuttò quasi 15 anni fa su Rai1 e fu subito identificata con un certo buonismo sociologico: più che una bella storia era una melassa di buoni sentimenti che fece molte concessioni al potere politico del tempo. Erano gli anni del centrosinistra e la Rai, da sempre feudo dei partiti di governo, proponeva una fiction in cui “l’eroe” nonno Libero – interpretato da Lino Banfi (attore non certo comunista) – era un ex sindacalista, un ex Pci e assiduo lettore de l’Unità. In quelle prime stagioni c’era anche “l’antieroe”, il consuocero di Libero, il “cattivo” della situazione che, ça va sans dire, leggeva il Giornale. Un urtante manicheismo sembrava impregnare il prodotto.

Col tempo la serie ha perso tali, provinciali, riferimenti politici ma non ha perso la tendenza al “predicozzo” buonista. Ma, nonostante lo stile paternalistico persistesse, la narrazione si faceva più gradevole e assumeva tratti da sit-com grazie specialmente ai siparietti tra Banfi e Lunetta Savino (Cettina). Contemporaneamente l’intreccio si andava complicando e l’albero genealogico di famiglia ha quasi sfiorato gli eccessi di Beautiful. Proviamo a fare qualche esempio: il vedovo Lele Martini si sposa con la sorella della moglie defunta e ha da lei due gemelli ma subito si separano, Lele per un po’ sparisce e poi ritorna e si avvicina a una vicina di casa da cui adesso aspetta un nuovo figlio (e siamo al “terzo letto”); il vedovo Nonno Libero si sposa con Enrica, la consuocera divorziata; la giovane Maria, rimasta vedova, si sta per sposare di nuovo ma in questa serie rischia di cedere al corteggiamento di un ex compagno di scuola.

Nonostante questi intrighi amorosi, i Martini tendono però a farci la predica sui buoni sentimenti. L’effetto dovrebbe risultare particolarmente odioso per il pubblico ma in realtà ciò non avviene. I telespettatori continuano a seguire in massa le avventura di Un medico in famiglia.


La trama della serie risulta particolarmente inconsistente e tutto sembra giocarsi su deboli e poco rocamboleschi equivoci. La fiction è prodotta dalla Publispei la stessa che produce anche I Cesaroni. La progressiva debolezza della narrazione, per la fiction di Canale 5 ha segnato anche una progressiva perdita di ascolti, mentre per la serie di Rai1 ciò non è avvenuto. Perchè?

Evidentemente il pubblico di Canale 5 è più dinamico e pronto a rifiutare ciò che gli viene proposto, nel caso in cui non sia corrispondente alle aspettative. Il pubblico di Rai1 è più tradizionalista, più anziano e più abitudinario e sembra rimasto affezionato alla famiglia Martini che ha visto crescere e invecchiare per 15 anni.

Noi, anche per dovere, abbiamo provato a seguire le prime due puntate dell’ottava stagione di Un medico in famiglia ma si tratta di un compito particolarmente arduo… La trama inconsistente e i deboli siparietti familiari sono soporiferi. Nemmeno un montaggio quasi a scatti, in cui le scene vengono spezzate dall’inserimento di altre, riesce a dare ritmo ad un prodotto debole in sé. Ma tale prodotto risulta assolutamente ottimo per la prima serata di Rai1: l’Auditel, giudice supremo della tv, sta lì a dimostrarlo.

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