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Le Invasioni della Bignardi: poco barbariche e molto retoriche

Mercoledì su La7 sono ripartite Le Invasioni Barbariche di Daria Bignardi


La prima puntata è stata seguita da 1.165.000 spettatori con uno share del 4.91%. Un dato di cui non si può certo andare fieri ma comunque positivo rispetto ai risultati della scorsa stagione: nella passata edizione il programma aveva superato il milione di spettatori solo in 3 puntate su 12 e mai si era spinto oltre il milione e 100mila ascoltatori. Il massimo share raggiunto nella passata stagione era intorno al 4.5% ma la media di share dello scorso anno è stata pari al 3.94%.

Quindi un risultato misero ma che lascia aperta la porta della speranza. Forse l’eliminazione dei segmenti di talk show hanno fatto sì che in scaletta rimanessero solo le parti che sono (o meglio erano!) più interessanti e cioè le “interviste barbariche”.

Ma, bisogna dirlo chiaramente, queste interviste nel tempo hanno perso mordente e appeal: sono sempre meno barbariche e sempre più retoriche e autoreferenziali.

Secondo Aldo Grasso, il “problema” risiede nella conduttrice, colpevole, secondo il critico televisivo, di sentirsi “più scrittrice che conduttrice televisiva”. Scrive Grasso sul Corriere della Sera di stamani a proposito di Daria Bignardi:

Ha pubblicato già tre libri di successo e forse vive la tv soltanto come un retaggio giovanile (lontani i tempi di «Corto circuito», di «Tempi moderni», del «Grande fratello»). Un retaggio da trasformare in un salotto, in un luogo di affabilità dove invitare persone famose, in un ideale di socievolezza da condividere con una vasta rete di amici e colleghi che frequentano altri salotti tv, riviste patinate, giornali online, blog, social network, in un cortocircuito molto autoreferenziale.


Continua Grasso:

Ormai è così spiritualmente lontana dalla tv che ha smarrito la propria alterità. Con Matteo Renzi sembrava Lilli Gruber, incapace di fermare lo svicolante e compiaciuto interlocutore. Con Lorenzo Amurri sembrava Maria De Filippi quando ci regala indimenticabili momenti di tv del dolore (e dire che si doveva parlare di un libro). In veste di massaia ferrarese, con i tre di «MasterChef» sembrava Benedetta Parodi. Con Tiziano Ferro (in versione adolescenziale, l’unico al mondo che in amore è stato lasciato) ha superato Barbara D’Urso.

Con la povera Daria Bignardi non è tenero neanche Riccardo Bocca, critico tv de l’Espresso, sul suo blog Gli Antennati:

son tutte queste “Invasioni”, queste fantastiche “Invasioni”, a grondare egotismo. […] Perché aldilà delle ipocrisie, la trasmissione illustra il vero programma della sinistra light: atteggiarsi cioè a fuoriclasse dell’etica e del buon gusto, e intanto praticare i soliti sport. Tipo incrociare -com’è successo- un capitolo di dolore umano, le cincischierie elettorali di un frequentatore di Arcore, e i (dis)interessanti risvolti di un amore vip. Cucinando il tutto, per sicurezza, con l’aiuto in studio dei tre campioni di “Masterchef”. Perfetto, in teoria. Un po’ meno se si considera che, tutto questo Barnum, non ha raggiunto il 5 per cento di share.

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