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Luisa Spagnoli: più puzza di naftalina che profumo di cioccolato

Per i fortunati che non si sono sciroppati il nuovo biopic di Rai1, diciamo subito che Luisa Spagnoli è stata una donna libera e forte, imprenditrice di successo, figura chiave della Perugina (è lei l’inventrice del Bacio) e fondatrice della casa di moda che porta il suo nome. Gioiamo del fatto che, per una volta, la fiction Rai rivolga il suo sguardo ad una mente creativa e produttiva e non solo a santi, eroi e servitori dello stato… Però la fiction, più che profumare di cioccolato, puzza di naftalina (come al solito!).  


Certa fiction Rai sembra uscire da certi versi di Guido Gozzano: “le buone cose di pessimo gusto” come ne L’amica di nonna Speranza. Quando si guardano certe produzioni di Rai1 sembra di aprire un vecchio armadio della nonna da cui esce quell’odore forte di naftalina che alla fine prevale anche sulla puzza di vecchio e ci porta in una dimensione sospesa nel tempo. Una dimensione dei ricordi e della nostalgia, che ci conduce a un’atmosfera casalinga e ci pone in relazione con le sensazioni dell’infanzia.

Forse è proprio questo gusto per una dimensione antica e accogliente, che spiega il successo di certe produzioni. Ieri sera, la prima puntata di Luisa Spagnoli è stata un vero e proprio trionfo con 7 milioni di spettatori pari al 26.7% di share sul totale del pubblico. Questa volta i risultati sono stati migliori di ogni previsione: Rai Pubblicità aveva stimato 5,5 milioni di spettatori. Anche sul target commerciale (15-64 anni), la fiction ha raggiunto un buon 20.43%. Il vero trionfo è però sugli ultra-cinquantacinquenni: circa il 39% di loro era sintonizzato sul primo canale. Esigua la platea dei giovani tra i 15 e i 34 anni, in cui lo share non arriva al 14%.

Luisa Spagnoli è una fiction didascalica e agiografica, che sembra puntare più sugli aneddoti legati alla vita dell’imprenditrice che non a tratteggiare la sua vera personalità. Ma soprattutto è un mega spot alla Perugina e al marchio di moda che porta il nome della protagonista. Siamo oltre il product placement, siamo quasi al branded entertainment, in cui tutta la produzione sembra girare intorno al marchio. Non condanniamo certo tali pratiche ma piuttosto critichiamo una fiction che procede in modo quasi stanco e senza passione.

Un bel successo per Rai1 ma che sicuramente non rimarrà nella storia della serialità televisiva. Siamo ancora allo “sceneggiato”, genere dal passato glorioso ma terribilmente legato proprio a questo passato.

Stasera c’è la seconda puntata, ecco le anticipazioni >>

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